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MORTE DI UN MAESTRO DEL TE'
MORTE DI UN MAESTRO DEL TE' MORTE DI UN MAESTRO DEL TE' MORTE DI UN MAESTRO DEL TE' MORTE DI UN MAESTRO DEL TE'
MORTE DI UN MAESTRO DEL TE'

Alcuni anni dopo la morte del leggendario Rikyu, un suo discepolo cerca di risolvere il mistero della sua scomparsa. Rikyu era un maestro della cerimonia del tè alla corte di Hideyoshi Toyotomi nel Giappone del XVI secolo: si oppone alle politiche espansionistiche del lord, cercando di non infrangere la tradizione. Ma Hideyoshi, senza scrupoli, minaccia lui e la figlia…

Dal romanzo Il testamento di Honkakubo di Yasushi Inoue (1907-91).
27 anni dopo la morte di Sen no Rikyu (1522-91), maestro del tè che ne elevò il rito a nobiltà d'arte, Honkakubo, uno dei suoi discepoli, cerca di scoprire le ragioni del suo suicidio e il nesso con le morti di altri maestri del tè che fecero harakiri: fu un'estrema protesta contro il potere e la rivendicazione radicale della libertà dell'artista. Esposto a tre livelli temporali (il 1618, il presente; la rievocazione del passato; il sogno a occhi aperti in cui Honkakubo dialoga col maestro), è un film di algida eleganza e di impervia comprensione per un occidentale con un sospetto di manierismo accademico.

 “Honkakubo ibun un giorno, passando vicino a un tempio, sentì qualcuno che lo chiamava da sotto un albero di acero rosso. Era Toyobo, un monaco ottantunenne, un vecchietto lucido, curioso, che voleva sapere tutto. Honkakubo non aveva nessuna voglia di incontrarlo e quasi se ne scappava via, ma l'altro lo aspettava e lo fermava chiamandolo per nome: "Ehi, non sei per caso Honkakubo?". Così inizia la storia…”

Una sera, dunque, Honkakubo fa un sogno - che appare nel film -: nella nebbia il maestro cammina un po' in fretta e Honkakubo lo segue, il maestro a un certo punto si volta, si ferma e gli dice: "Vai a casa, questa non è la tua strada, ma la mia". In un primo tempo Honkakubo pensa che quella sia la strada dell'aldilà, la strada dell'altro mondo, poi si spaventa quando viene a sapere che si tratta di una strada di questo mondo. Quindi ritorna nella capanna, la casa del maestro.

Il maestro è morto e non è andato nell'aldilà. Questo è il destino degli artisti - una specie di martiri - che non possono morire: non possono più vivere, ma non possono nemmeno morire e stanno tra questo e l'altro mondo.

 Honkakubo e Uraku sono entrambi in uno stato di indecisione, confusione, smarrimento, ma attraverso la conoscenza dei "fatti" e la loro comprensione, arriveranno l’uno (Honkakubo) alla pace e all’equilibrio necessari a continuare la sua missione sulla terra, l’altro (Uraku) alla tanto desiderata Verità insita nella Cerimonia del tè. Ma che cos’è la Cerimonia del tè? E’ il raggiungimento di una perfezione assoluta nell’azione del "servire" il tè; è l’espressione di una totale armonia formale e sostanziale verso tutti gli uomini; è un’Arte che racchiude in sè il Principio della più alta Libertà che si oppone al male in tutte le sue forme, fin a darsi la morte se necessario e questa Morte viene allora ad essere omologata alla Vita, come massima espressione di Integrità e Purezza Spirituale.

Tutte le stilizzazioni della cerimonia del tè cominciarono già all'epoca di Sen no Rikyu.
Per spiegare la sostanza di quest'arte, Rikyu diceva che "il tè è la combinazione di fuoco e acqua, di caldo e freddo". Poi, sorridendo, aggiungeva "basta bollire l'acqua da bere", negando qualsiasi stilizzazione. È significativa la combinazione tra fuoco ed acqua e la dialettica tra caldo e freddo. Quando Toyobo parlando con Honkakubo osservò che la cerimonia del tè di Rikyu, "il tè del mondo movimentato, della guerra è finito", voleva dire che il tè di Rikyu era finito e che sarebbe arrivato il momento di altri maestri come Furuta Oribe.