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Caffè Babilonia
Caffè Babilonia Caffè Babilonia
Caffè Babilonia

Il libro che abbiamo deciso di proporVi come primo spunto di lettura è Caffè Babilonia di Marsha Meran, un romanzo delizioso in cui viene narrata la storia di Marjan Aminpoour, una ragazza persiana dotata di un talento prodigioso per le piante e delle sue due sorelle. Ora le sorelle Aminpoour vivono a Ballinacroagh, il villaggio dell'Irlanda occidentale dove, dopo essere scappata dall'Iran khomeinista, si sono stabilite e dove hanno dato vita ad un magico locale chiamato Caffè Babilonia dove col cardamomo e l'acqua di rose, il basmati, il dragoncello e la santoreggia, Marjan e le sue sorelle preparano le loro speciali ricette persiane e dove la gente di Ballinacroagh accorre ogni giorno numerosa, attratta dalle pareti vermiglie, dalle zuppe di melagrana e dal samovar di ottone sempre pronto dove tanti tipi diversi di tè mescolano i loro aromi a stati d’animo e storie diverse fra loro.     In questo romanzo non solo si parla di cucina, di profumi, di mondi lontani le cui tradizioni e le cui abitudini vengono tramandate di giorno in giorno, in questo romanzo la cucina diventa anzitutto un veicolo di emozioni e sentimenti, un legame con un passato che attraverso di essa resta vivo.
Per meglio trasmettere la magia derivante da questa lettura Vi proponiamo alcune citazioni tratte dal romanzo e Vi auguriamo buona lettura:
Nel caffè “c’erano teiere di ceramica color melanzana, senape e blu notte (adatte a una sola persona ma ancora più dolci quando condivise in coppia) e quaranta bicchierini sottili con i manici ricurvi, sistemati in sostegni placcati in oro ed argento incisi ad arabeschi. Bahar dispose con cautela i bicchieri da tè sul bancone dove prima c’era la macchina per il cappuccino. Infilò le teiere nella vetrinetta disponendole graziosamente accanto a venti contenitori di vetro pieni di foglioline di tè: al bergamotto, all’ibisco, oolong e così via. I cinque samovar di ottone appartenevano ad una generazione precedente, precursori della grossa macchina elettrica sistemata sul bancone accanto ai bicchieri da tè. Il bollitore era attaccato alla presa, pronto per essere riempito.”

“Marjan ripensava a quelle sere di inizio primavera in Iran, quando i fiori di ciliegio tremavano ancora sotto le ultime gelate e i samovar fischianti aiutavano a lavare via il retrogusto di zafferano e lime essiccato con del buon tè nero darjeeling. Premette la leva del samovar ed osservò il liquido fulvo che riempiva la tazza di vetro con finiture in oro. Se in quel momento fosse stata in Iran quel tè sarebbe stato accompagnato da semi di melagrana spolverati di polvere di angelica, noci tostate e un Halvah, una specie di torrone appiccicoso allo zafferano e carota. La notte del solstizio d’inverno tutta la famiglia si riuniva sul tappeto del soggiorno per condividere queste prelibatezze e raccontarsi storie.”